Archivio per la categoria: Leggendo Epruno (Incontri Eprunistici)

CAP. 2 – L’Importanza dell’Uomo Comune: “Una Foto”

2.1(UNA FOTO – Nadia Spallitta il 20/11/2015)

Si accendono e si spengono in continuazione come dei pixel di uno schermo nel visualizzare una immagine ben definita. Sembrano puntini luminosi, ma sono “uomini”. Più il dettaglio migliora, più ci accorgiamo che questi puntini luminosi sono tanti. Una visione grossolana, una visione distratta, ci da l’immagine di un unico disegno compatto, ma se usiamo lo zoom, se adoperiamo il microscopio, ci rendiamo conto che questi puntini sono innumerevoli, colorati, pieni di dettaglio, ed anche loro a loro volta, sono fatti di ulteriori pixel. Immaginate, e sono certo che avrete già avuto modo di vederla, una grande foto composta a sua volta da tante piccole foto …

Ecco, questa grande foto è “la Società” e le piccole foto siamo ognuno di noi con le nostre storie, e le nostre piccole foto a loro volta sono i nostri “contesti familiari”. Quindi, la società è fatta alla base dai nostri contesti familiari. Erroneamente si pensa che nessuno sia indispensabile in questa nostra società, e questa è una espressione tipica dei “mediocri”, di coloro che tendono a massificare e ad allineare verso il basso tutto al fine di meglio governarlo con la propria stupidità e pochezza. Purtroppo no, ognuno di noi è indispensabile ed unico nel proprio contesto.

Immaginate una foto dalla quale a poco a poco, vengono a mancare pixel o puntini che dir si voglia, l’effetto non sarà più lo stesso. Ancor peggio se questi pixel vengono sostituiti da altri inappropriati, magari di “colore” o di “spessore” diversi …….. Non sarà più la stessa foto!

Nella “nostra diversità” sta quindi la speranza di un miglioramento continuo, quantomeno nella ricerca di nuove foto che diano emozioni diverse! Ed è questo che oggi ci sentiamo di dire agli “alchimisti di Photoshop” della nostra società, intenti a ritoccare la realtà, a creare copie artificiali di pixel da sostituire a pixel distrutti, rovinati o mancanti, al fine di continuare a garantire sempre la stessa e comoda per loro, fotografia!!!! Per fortuna e certamente, domani sarà sempre un giorno nuovo e diverso dal precedente e come tale immortalato in una “Nuova Foto” ……………

CAP. 2 – L’Importanza dell’Uomo Comune: “Raimond”

2.4(RAIMOND – Renzo Botindari il 20/11/2015)

Di “afferra cazzi nt’allaria” ne è piena la storia, ma di pochissimi vale la pena ricordarsi. Ad esempio, Raymond Albert per gli amici “Ray” dell’Illinois nasce nel 1902 da una famiglia di immigrati cechi. Dimostrò grande talento per il pianoforte (anche sua madre era pianista) e fu proprio per questo da giovane che ebbe la sua prima grande intuizione, benché fosse scoraggiato dagli amici a farlo, riuscì a convincerne un paio ad entrare in società e ad aprire un negozio di musica, esperienza andata male, nella quale perse il negozio e due amici. Successivamente venne folgorato dall’idea della vendita dei gelati, e così benchè gli amici gli dicessero, lascia perdere, chi te lo fa fare, fece un ulteriore fallimento.

Per fortuna giunge la grande guerra a porre freno alle sue geniali intuizioni. Prestò servizio nella Croce Rossa come autista di ambulanza insieme a un suo commilitone, considerato da tutti un tipo strano e da Ray “un perdente che sprecava il suo tempo” perché tutte le volte che in libera uscita Ray e i commilitoni andavano in città a caccia di ragazze, Walt Disney, questo era il suo nome, rimaneva al campo a disegnare”.

Bisognava pur campare e congedatosi, decide di lavorare in una radio. Nel 1922 si sposa, e continua a sopravvivere praticando diversi lavori con fortune alterne, benché gli amici e questa volta anche la moglie, continuavano a consigliargli di lasciar perder, trovarsi un impiego come a tutti e di metter la testa a posto. Ma Ray, non desistette, lui era un uomo libero e mise in atto la sua dote naturale di venditore esercitata nelle cose più diverse, passando dalla vendita di case, terreni, bicchieri, e mettendo in serio pericolo il rapporto matrimoniale, avendo dilapidato pure i risparmi della moglie.

Per fortuna nel 1938, trova il lavoro che fa per lui, il venditore-rappresentante a provvigione, grazie all’incontro con Earl Prince, padrone della Prince Multimixer, che gli dà la possibilità di vendere i suoi frullatori. Porterà avanti il mestiere di venditore per tale azienda per sedici anni, creandosi una dignitosa vita per lui e la sua famiglia, ma il morbo delle grandi intuizioni non era stato curato, ma soltanto sopito e fu così che nel 1954, decidendo di non pensare alla pensione, torna a casa con un grande sorriso comunicando alla moglie, di aver impegnato la loro casa, per acquistare parte della proprietà del tipico ristorantino dietro l’angolo, gestito da due fratelli che avevano comprato da lui molti dei suoi frullatori. A questa notizia, la moglie stanca delle tante iniziative fallimentari del marito, considerandola come la goccia che fa traboccare il vaso, lo lascia.

Il povero Ray, forse genio incompreso, era rimasto folgorato dal metodo messo in atto dai due fratelli, a mo di catena di montaggio per accelerare le operazioni di pulizia e al tempo stesso di preparazione dei frullati. Ray entrando in affari insieme, decide di mantenere il nome del ristorante, di fatto il cognome dei due fratelli, ma benché le condizioni economiche non fossero delle migliori e gli amici, quei pochi rimasti, continuavano a dirgli ma chi te lo ha fatto fare, lui decide di rovinarsi del tutto impegnarsi quel poco che gli rimaneva, facendosi prestare anche del denaro, dietro l’ironia di tutti, per acquistare anche i diritti sul nome e una percentuale nelle vendite ipotizzando l’apertura di una catena di franchising. Così nel 1961 Ray rileva le quote dei fratelli.

CAP. 2 – L’Importanza dell’Uomo Comune: “Martin Cooper”

maxresdefault (1)Siete proprio convinti che il progresso e le invenzioni degli ultimi secoli abbiano tutte migliorato la qualità della nostra vita? Ci riempivamo la bocca con frasi come: “La nostra libertà finisce dove inizia quella degli altri”, abbiamo introdotto concetti come la “privacy” e poi abbiamo permesso di far metter sotto controllo la nostra vita dal “grande fratello”? Direte: con chi ce l’hai con Orwell? No! Orwell da visionario per conto suo ci aveva messo per tempo in guardia. Dico da sempre che se oltre questa vita, esistesse un inferno, questo sarebbe popolato da un solo cliente, Martin Cooper! Direte: “Chi è Martin Cooper?”

Chi è Martin Cooper? Martin Cooper è considerato il padre della telefonia mobile, l’inventore del telefonino, nominato nel brevetto “Radio Telephone System” come primo telefono cellulare portatile, registrato il 17 ottobre 1973. Martin Cooper è la prima persona, in quell’infausto 3 aprile 1973, ad aver effettuato una chiamata in pubblico con un prototipo di telefono cellulare, di fronte a giornalisti e passanti in una via di New York, chiamando il suo concorrente Joel S. Engel, capo della ricerca ai Bell Labs, diremmo ……… soltanto per fargli uno sfregio. Cooper raccontò in seguito che l’idea ispiratrice del telefono cellulare gli venne dalla visione del telefilm Star Trek in cui il Capitano Kirk usava un dispositivo analogo.

Il suo apparecchio si chiamava Dyna-Tac, pesava 1,3 kg e aveva una batteria che durava 30 minuti, ma che impiegava 10 ore a ricaricarsi. Posso apparire stolto nel ripetere determinate cose, ma credetemi del telefonino ne avremmo fatto tutti a meno e potrei portarvi le prove. Questo strumento infernale che inizialmente doveva servire per fare telefonate in movimento, oggi fa quasi tutto, e tra poco, “tutto ….. meno che telefonare”. Quest’aggeggio infernale (ecco perché reputo che il suo inventore, certamente  andrà all’inferno) ha cambiato le nostre vite, peggiorandole. Intanto, ormai è scontato che attraverso il suo auricolare, la prima frase che ascoltiamo è “dove sei”, rassegnati al fatto che “come stiamo”, non interessa più a nessuno.

Inoltre tra qualche tempo non ci meraviglieremmo se dovessimo leggere sui giornali il titolo: “Multata signora che guidava omettendo di parlare al telefonino”!  Ormai è una prassi diffusa, una mano, si spera sul volante e l’altra a reggere il telefonino. Fermatevi a un incrocio e provate a osservare dieci macchine in transito consecutivamente, scoprirete che almeno sette sono condotte da gente che sta parlando al telefonino (uomini e donne indistintamente). Io impazzisco alla sola idea di esser travolto da qualcuno che guida distratto da una telefonata e dire che era famoso il detto “una telefonata ti allunga la vita”!

Ma quale sforzo comporterebbe l’accostarsi e fare o ricevere una telefonata? Si presuppone che da qualche punto si sia partiti, bene, bastava fare la telefonata e scendere cinque minuti dopo, oppure, costretti a rispondere necessariamente senza potersi fermare, ci si muniva di quei dispositivi che ci permettono di rispondere e parlare al telefonino senza staccare le mani dal volante.

CAP. 2 – L’Importanza dell’Uomo Comune: “Lui”

2.2(LUI – Andrea Sorci il 20/11/2015)

Accade così che ….Una mattina giungete a lavoro, appendete il vostro soprabito nell’attaccapanni, posate il vostro odiato telefonino sulla scrivania, spostate delle pratiche sul piano di lavoro, sistemate il sottomano, ed accendete il computer. Mentre lo schermo da i consueti segnali di avvio del sistema operativo, voi sorseggiate il vostro caffè terribile preso dalla macchinetta a gettoni e posate gli sguardi sulla parete di fronte, in direzione della scrivania che vi si contrappone e li restate di sasso..”caz…” vi hanno cambiato di notte l’arredamento del vostro ambiente di lavoro e non ve ne siete accorti!

Non c’è dubbio dovete ancora carburare, siamo solo all’inizio di una nuova e faticosa giornata di lavoro, basta rientrare in voi stessi per scoprire che non è la carta da parati ad esser cambiata, ma è il vostro anonimo collega che siede nella scrivania di fronte che è diverso! Quella rassicurante figura in “pendant” con il colore del vecchio mobilio, con la ormai antica carta da parati, con l’arredo kafchiano del posto impiegatizio è cambiato da un giorno all’altro, senza che voi ne abbiate saputo nulla e non ci saranno scatole di cartone all’americana ad esser riempite per un impiegato che se ne va, ma soltanto una sostituzione con un’altra anonima figura, ma a primo avviso sgradevole, meritevole di lunghi approfondimenti, ma non è più “lui”.

Che angoscia! Inizia male la giornata, non c’è più il collega della scrivania di fronte, colui che vi dava l’estremo inferiore della vostra scala di valori fantozziani e vi faceva sentire meglio, colui che vi confortava che c’era sempre qualcuno che stava ed era peggio di voi, colui al quale era sempre successo un episodio in passato riconducibile a quanto raccontato da voi, colui che raccontava barzellette sconce alle quali rideva da solo, colui che di estate era in grado di portare la stessa maglietta per una intera settimana. Colui che era sempre prudente, era cambiato! Come avreste fatto a capire che erano le 14.00 senza che il puntuale dirimpettaio passasse ai distinti saluti? Come avreste fatto senza quel meraviglioso metronomo che dalle 7.30 alle ore 9.00 leggeva il giornale, alle 9.05 prendeva il caffè ed alle 11.00 scendeva al bar per fare colazione ed alle 13.00 spegneva il computer ed iniziava a fissare il vuoto per una ora intera?

Vi accorgete in un attimo che con questo anonimo individuo avete trascorso giornalmente più ore di quante ne avete spese con vostra moglie e con la vostra famiglia, che gli avete confidato cose che neanche ad un vostro amico avete mai detto, che vi siete consigliati sul da fare, con il quale avete commentato programmi televisivi e fattovi grandi risate. Colui con il quale vi siete seduti a tavola, ma del quale non sapevate nulla, neanche il nome della moglie, non è più in quella scrivania!!!

Allora con una smorfia, voltate gli occhi sul vostro monitor e continuate a lavorare dicendo a voce alta: “Come si chiama tua moglie?” E lui, quello nuovo, del quale avete richiamato l’attenzione risponde: “Come?” e voi “no, scusa stavo pensando ad altro!!!!!” e continuate a lavorare, come se nulla fosse accaduto.

Di quell’uomo che aveva attraversato la vostra vita non era rimasto nulla, neanche il nome della moglie.

CAP. 2 – L’Importanza dell’Uomo Comune: “Ancora un su Pronti”

8.htm16Io sono della generazione nella quale ancora si risuolavano le scarpe e pertanto era necessario avere a che fare con una figura ormai in estinzione, “il ciabattino”, al quale si portavano le scarpe buone da riparare e si dava inizio a frequenti pellegrinaggi dovuti a reiterati appuntamenti per il ritiro delle stesse che si concludevano tutti, tranne uno l’ultimo, con la risposta di rito: “Ancora un su pronti!”  Credetemi era frustrante l’attesa ed altrettanto scoraggiante, quasi come una bocciatura, la risposta alla domanda: “Su pronti i scarpi?”  Eppure ce ne facevamo una ragione e sapevamo attendere, e con l’esperienza imparavamo anche un trucco che avremmo riproposto in altre occasioni nella nostra vita, quello di sederci difronte al ciabattino, nella sua angusta bottega per fargli compagnia mentre lui metteva mani alle nostre scarpe, portando a compimento il lavoro, pur di sentirsi dire “Adesso su pronti!” Giovani, siete abituati troppo bene. Siete cresciuti nel culto dell’usa e getta. Siete cresciuti nell’epoca del “tutto pronto e subito”!

Oggi non siamo più abituati ad aspettare, ciò si manifesta nel lavoro, nei servizi, nelle offerte. Prima ad esempio, se desideravamo una cosa, mettev amo i soldi da parte ed una volta raccolta la cifra, compravamo quanto avevamo sognato, oggi portiamo via il prodotto subito e magari lo cominciamo a pagare in comode rate dopo 6 mesi. Figuratevi se di questi tempi, con gli ipermercati di calzature, un ciabattino avrebbe potuto far concorrenza con il suo costo per le riparazioni, e soprattutto con l’attesa per la consegna. Abbiamo guadagnato tempo, ma ci abbiamo perso in qualità, è ovvio che prima le scarpe venivano risuolate perché partivano da una struttura solida e consistente, oggi è la gomma e la plastica, la finta pelle ad aver soppiantato il tutto.

Oggi affidiamo i nostri piedi e come direbbe qualcuno, di conseguenza il nostro cervello a prodotti immediati, seriali, di scarsa qualità, pur di non sentirci dire “Ancora un su pronti”, pur di fare tutto ed in fretta, ma era in quell’attesa che di fatto sorseggiavamo la vita apprezzandone la qualità, fermandoci in quello sgabello ad ascoltare storie di altra gente, di altra umanità che come noi decideva di aspettare!

CAP. 1 – I Cattivi Maestri: “Pierre Simon Laplace”

1.1Lo scienziato, il genio, il mondo accademico! Quanta ammirazione ispira questo mondo del sapere ogni qualvolta nominiamo quei nomi che hanno legato a formule, teoremi, invenzioni, scoperte la eternità nel ricordo di tutti noi. Eppure, scavando nelle loro vite, troviamo storie di uomini talmente comuni da perdersi nei vizi e nei difetti dei comuni mortali. Prendiamo ad esempio un grande matematico e scienziato come Laplace. Il suo medaglione è posto insieme ai grandi della scienza francese sulla Torre Eifel. Povero di nascita, figlio di un contadino, opportunista, dovette la sua educazione all’interesse suscitato in alcuni ricchi vicini dalle sue capacità e dalla sua bella presenza. Ingrato perchè quando divenne illustre tagliò i ponti sia con i suoi parenti che con i suoi benefattori. Senza scrupoli si procura una lettera di raccomandazione da D’Alembert e ottiene a Parigi un posto nella scuola militare come docente. Pieno di se e sicuro delle sue capacità, si dedicò per diciassette anni, dal 1771 al 1787, al suo originale lavoro sull’astronomia.

Nella sua carriera scientifica non disdegna di scoprire cose già pubblicate in precedenza da altri scienziati come Legendrè, o Kant e fu anche grazie a questo piccolo vizio che verrà ricordato come il Newton francese. Pensate che nella sua opera in cinque volumi, “La Mécanique Céleste”,  contenente rilevanti teorie, egli arrivò ad appropriarsi di molti risultati di altri scienziati i quali non ebbero alcun riconoscimento. Non conobbe la modestia e per questo non seppe guadagnarsi l’affetto dei sui colleghi.

Probabilmente l’inventore delle frasi tanto amate dagli studenti durante la lettura di astrusi trattati quali:  …”è lasciato al lettore..” oppure “con ovvi passaggi..”. A detta  del suo stretto collaboratore, Biot, quando anche lui frequentemente risultava incapace di ritrovare i dettagli nel ragionamento dimostrativo, ricorreva a tali espressioni.

Opportunista, mutò spesso orientamento politico. Al potere Napoleone,  abbandonò i suoi principi repubblicani (partito al potere) e implorò il primo console di dargli il posto di ministro degli interni, carica mantenuta per meno di sei settimane, prima di esser defenestrato dallo stesso Napoleone. Successivamente, divenuto senatore, nel 1814 sentendo vicina la caduta dell’Impero, si affrettò ad offrire i suoi servigi ai Borbone. Durante la restaurazione fu ricompensato con il titolo di marchese.

Il disprezzo che i suoi colleghi sentivano per la sua condotta era palese, ma le sue indubbie conoscenze gli furono utili per la partecipazione in numerose commissioni scientifiche. L’incoerenza politica di Laplace, differì dalla volontà di mantenere indipendenza riguardo temi quali la religione, la filosofia o la scienza, anche quando tali posizioni potessero risultare non gradite al potere di turno. Di contro si guardò bene dal render noto pubblicamente, con le sue opere, le proprie opinioni religiose. Che Laplace fosse presuntuoso ed egoista non viene negato dai suoi più appassionati ammiratori così come la sua condotta scorretta nei confronti di Legendre e Fourier e Young, depredati dei loro risultati e che non verrà non verrà mai dimenticata in vita da costoro. In Matematica egli studio e introdusse la così detta “trasformata di Laplace” chiamata così in suo onore, benché la teoria della probabilità, su cui si basa fu scoperta originariamente da Eulero

CAP. 1 – I Cattivi Maestri: “Ferdinand Porsche”

1.3Era il 1934 quando Adolf Hitler giunse al potere in Germania. Una delle sue prime fissazioni prevedeva la creazione di una “macchina del popolo” (in tedesco Volks Wagen) che non costasse più di 1000 marchi, in modo da essere alla portata dello stipendio di un operaio e permettesse la motorizzazione di massa del paese, ad imitazione di quanto già avvenuto in U.S.A. con la Ford T.. Hitler espose tale progetto ad un Ingegnere boemo, iscritto al partito nazista (probabilmente più per convenienza che non per reale convinzione personale) fattosi valere per una prestigiosa carriera quale direttore generale e creatore di vincenti auto da corsa, come la “Sascha” (1922) della Austro-Daimler o della Mercedess sovralimentata con compressore della Daimler-Motoren-Gesellschaft (entrambi vittoriose nell’allora celeberrima Targa Florio), ma anche progettista della monoposto da gran premio della Auto Union P-Wagen. Fu così che nel 1938 venne alla luce il celeberrimo “Maggiolino”, la cui produzione presso lo stabilimento appositamente costruito di Wolfsburg portò alla nascita della futura casa automobilistica europea.

Il nome di questo ingegnere era Ferdinand Porsche. Ma chi fu realmente costui?

Non era neanche ingegnere, possedeva soltanto un Staatsgewerbeschule (diploma di scuola professionale), la laurea in seguito giungerà honoris causa, ma era certamente dotato di una innata passione per l’invenzione di ciò che saranno le automobili e che lo porterà  nella Vienna della belle époque a lavorare alla produzione di carrozze per le case imperiali Austriaca, di Norvegia, Svezia e Romania. Successivamente si metterà in mostra all’Esposizione Universale di Parigi del 1900, presentando la “Semper Vivus Lohner-Porsche“, primo veicolo ibrido a trazione integrale della storia, dotato di un motore a combustione interna e di un motore elettrico su ciascuna ruota. Non si può nascondere che le opportunità belliche, misero in mostra il suo ingegno. Durante la prima guerra mondiale, Porsche progettò tra l’altro anche motori per aeroplani e trattori industriali, ma è con la seconda guerra mondiale che il suo prezioso patrimonio di conoscenze ed intuizioni verrà sfruttato dal partito nazista a fini bellici, progettando i terribili carri armati tedeschi detti Panzer-Tiger e il cacciacarri Elefant, detto anche Ferdinand in suo onore, oltre le varie versioni militari del Maggiolino, della Kübelwagen e della versione anfibia Schwimmwagen.

Questo stretto legame con il Reich e l’iscrizione al partito nazista faranno si che alla fine della seconda guerra mondiale, nel novembre 1945, Ferdinand verrà catturato con uno stratagemma dai militari francesi ed incarcerato scontando circa 20 mesi di prigionia in Francia, con l’accusa di collaborazionismo, probabilmente al fine di estorcergli progetti da utilizzare nell’industria dell’auto.

La scarcerazione di Porsche avverrà grazie all’intervento dell’italiano Piero Dusio, il quale pagò la cauzione in cambio del progetto della nuova Cisitalia da Formula 1. Nel giugno del 1948 Porsche poté finalmente fondare presso una vecchia segheria di Gmund nel quartiere di Stoccarda chiamato Zuffenhausen, una fabbrica di automobili che portava il suo nome. La produzione, rigorosamente a mano, nei primi tempi era di pochissimi veicoli, che vennero denominati Porsche 356 (dal numero di progetto), fu l’inizio dell’epopea industriale e sportiva del celebre marchio Porsche. Ferdinand Porsche morì di infarto il 30 gennaio 1951 a Stoccarda, secondo alcuni anche in seguito ai postumi della prigionia sotto i francesi.

Le Vite degli Altri

Venerdì 20 Novembre 2015 al Teatro Ditirammu, ore 20.30

“Leggendo Epruno”, 4° appuntamento dell’incontro “letterario-musicale” dalla vena ironica e scanzonata che affronta la relazione tra scrittura e musica attraverso il recupero della tradizione narrativa, mantenendo alta la soglia dell’attenzione su temi seri ma esposti alla maniera di Epruno.

Seguendo lo schema già testato nelle precedenti edizioni, Epruno, con lo stile editoriale del blogger, mette insieme brani della propria produzione, per la quasi totalità inediti, il tutto supportato dalla proiezione di contributi multimediali e da brani musicali di sottofondo alle letture.

Ad alternarsi alla lettura dei brani saranno amici in rappresentanza della società civile, autorità e personaggi autorevoli, che in puro spirito “eprunistico” mettono da parte i propri ruoli, dimenticano i loro curriculum e accettano per una sera di essere anche loro protagonisti ironici dello spettacolo.

A interpretare il ruolo del narratore e filo conduttore dell’evento, anche in questa edizione, sarà Mario Caminita, noto conduttore radiofonico e dj, “complice” per sei anni di Epruno nella condivisione in radio della conduzione del programma “La Voce di Epruno”.

Questa edizione avrà come filo conduttore il concetto espresso da Steve Jobs in occasione del suo mitico discorso di auguri ai laureandi di Stanford il 12 giugno 2005 nel quale sintetizzava “Il vostro tempo è limitato, perciò non sprecatelo vivendo la vita di qualcun altro”.

Durante il susseguirsi della narrazione di famose biografie e importanti eventi l’autore cercherà di dimostrare con grande ironia la difficoltà a rimanere fedele ad un tale principio visto il continuo intersecarsi delle nostre vite con conseguenze non sempre ipotizzabili.

Le Vite degli Altri

Leggendo Epruno 3

Cosa ci fanno insieme Goethe, il Sig. Montaigne, Un Commerciante di Via Maqueda,

Mario Caminita e una una nutrita schiera di lettori Eprunisti?

Tentano insieme di capire qualcosa in più sull’Uomo Palamito …… in qualunque tempo.

Per capirne di più, Teatro Ditirammu, Sabato 28 Marzo 2015 alle ore 20.30 ……

sgraniggio e poi “serata letterale-musicale su brani eprunististici” nell’ambito della

manifestazione “Ditirammu d’Autore”.