La Rana di Fedro e non

Carissimi,

Chi è che parla? Lo sentite pure voi? Io non vedo nessuno però.

Tutto ciò che accade oggi altro non è che la riproposizione di fatti e di persone già esistite nell’antichità.

Sentite gridare, battere i pugni, vi voltate e non vedete nessuno, fin quando il sole non tramonta ed allora i sui raggi paralleli alla superficie terrestre proiettano gigantesche ombre di lillipuziane figure ed ecco che al quel punto ci viene da dire: “eri tu? Cosa mi credevo che fosse …”. E così facendo continuiamo per la nostra strada.

Tutto ciò potrebbe esser divertente, ma non è che possiamo sperare e augurarci di vivere sempre al tramonto? Poi se state attenti vi rendete conto che con l’alternarsi delle stagioni questo tramonto finisce per giungere sempre più presto.

Cosa vuoi dire? “Vengo e mi spiego”. Ci siamo così disabituati ad ascoltare gente di spessore e di contenuti che veniamo bombardati in continuazione di chiacchiere “ciarliere” di lillipuziani soggetti che forti della loro esposizione al sole parlano, parlano, parlano fino a dimenticare quale era l’argomento della discussione e il perché erano stati invitati a farlo.

Una volta cambiato le lenti e resomi conto che non era un problema di mia intervenuta miopia ma della microscopica dimensione della provenienza di questo parlare, prima mi sono rilassato e poi di colpo mi sono preoccupato e mi sono alzato di “scoppo” al centro del letto e ho detto: “cribbio!”

In realtà non era questa la parola ma non vorrei contribuire al linguaggio boccaccesco e quindi ho pensato, vuoi vedere che costoro sono in buona fede e non avevano capito quale era il gioco? Vuoi vedere che li avevo sopravvalutati poiché credevo che si fossero resi conto che se qualcuno con la “Q” maiuscola gli aveva concesso il microfono era soltanto perché l’amplificatore era spento?

E si, è stato Fedro e il suo bue a chiarirmi il tutto, ma chi lo poteva immaginare che la rana si volesse sentire il bue, fin quando gracchiava nello stagno, fin quando si era permesso di mettere il rinforzino sotto le suole per sembrare più alto, ma gonfiarsi fino a scoppiare proprio per imitare il bue?

Rilassatevi, se siete lì un motivo c’è. Amici, dobbiamo recitare? Facciamolo. Dobbiamo giocare? Giochiamo, ma a patto che nessuno si faccia male o resti danneggiato psicologicamente poiché, neanche aiuto potremmo dare a costoro perché il mio Grande stimato Dott. Basaglia, li ha chiusi e ce li ritroveremmo ancora in mezzo i piedi con il pericolo che in questa sorta di “Gotham dei poveri” qualcosa altro genio del male li recluti e ricominciamo da capo.

La vita è per i grandi ed è una cosa seria, ma non è necessario cercarsi ribalte gracchianti attendendo che al tramonto il sole ci faccia apparire figure gigantesche per pochi attimi. Rilassiamoci dunque, mettiamo i tappi nelle orecchie e tentiamo di chiudere gli occhi e riposare, perché dopo il tramonto, lungo o breve che sia, giunge sempre la notte che quasi sempre è buia, ma se sappiamo dominarne la paura, se sappiamo approfittarne per riposarci, anche la notte passerà e dopo la notte giunge l’alba e con essa sorgerà il sole e “quannu u suli spunta, spunta ppi tutti”. Non vuole essere una citazione, seppur i fantasmi di quelle giornate non ci hanno mai abbandonato, ma speriamo che con un buon medico, “ma unu di chiddru bravo” anche determinate angosce possano superarsi, perché la vita è bella e noi siamo ancor più belli di essa.

Un abbraccio, Epruno

Il Mio Amato Agosto

Carissimi

Ahhhh a Palermo fa caldo, ma qui ….

A dire questa frase è sempre il parente, l’amico odioso che ti vuole fare pesare il fatto che lui d’estate o ancor meglio ad agosto, se ne va al villino (palamitamente inteso come “billino”) dove la sera si dorme con la copertina di lana, sto caz__ di copertina di lana uscita fuori soltanto a ferragosto.

Così nell’immaginario collettivo l’”homo billinus” trasforma il clima con la sua presenza, anche all’equatore, finanche in quei carnai di case una volta abusive fatte nelle località di mare, con criteri urbanistici simili ai criteri metrici utilizzati per la cucina di Francoforte, apri le persiane di casa tua e sei dentro casa della signora Lo Stimolo, vicina di casa, troppo vicina.

In posti in cui l’ultimo albero è stato incendiato l’estato precedente, in posti in cui l’esposizione ti permette di avere caldo anche a Natale e senza accendere i riscaldamenti, in campagne brulle dove le cicale cantano 24 ore su 24, si dorme con la copertina di lana.

L’”homo billinus” va giustificato, il sacrificio fatto una volta a “camiali” (cambiali) oggi con altri risparmi, lui se lo gode solo dieci anni in media, l’età giusta per vedere crescere i figli, in questo idilliaco presepe estivo e affidarli alla loro vita, con i loro amici, i loro interessi adolescenziali e quando si rassegnerà all’idea di non poterci più riunire la famiglia a dormire tutti insieme sotto “la copertina di lana”, prenderà atto che quel sito potrebbe essere utile quale garcionier per il figlio maschio o addirittura posto dove ritirarsi per godere della pensione a quota cento.

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Mai, neanche da fidanzato così tanti

Carissimi

Giunti al ns. 180° appuntamento mi corre fare una constatazione. “Mai, neanche da fidanzato ho avuto così tanti appuntamenti con la persona a cui tenevo”, sta diventando un legame serio, mi devo preoccupare?

Ci sono grandi professionisti che con cadenza anche giornaliera prendono in prima pagina il caffè o si sdraiano sull’amaca, ma quello è lavoro e davanti alla loro maestria non posso che togliermi il cappello, questo (il mio) è serio “cazzeggio” ventennale volto a tenere il filo con i conoscenti di una vita e con i tanti nuovi che nel frattempo sono saliti a bordo, ma soprattutto sono il frutto di una amicizia che mi lega al mio Amico “Maurizio” che mi ospita fin dal primo week end di vita di questo giornale on-line che giorno dopo giorno è diventato più grande di qualunque sogno, frutto dei tanti “ragazzi” (certamente nell’animo) che ci lavorano (è in questo caso il termine lavoro è appropriato) e al quale va il mio primo ringraziamento e  “Augurio di Buon Ferragosto”.

Scrivere, soprattutto quando non rappresenta un mestiere è una sorta di terapia che in una certa fascia di età si manifesta con i diari, poi con la creatività, prima di arrivare alle “ultime memorie”, ma lo strumento con il quale lo si fa da anche una idea del carattere di chi lo fa, così come nel caso di “Epruno” che prende la parte ironica di tutta quella umanità che incontra “Renzo” facendo l’ingegnere da 35 anni e confrontandosi giornalmente con seri temi, legati alla sicurezza, all’impiantistica, alle manutenzioni, alla sorveglianza, alle progettazioni pur mantenendo un basso profilo fuori da qualunque stanza dei bottoni, come diceva Leopardi “non io, non già chi io speri”.

C’è un tempo per tutto nella vita e chi lo sa, il nostro amico precedente direttore è diventato assessore.

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Il Gatto Obeso e le ZTL

Carissimi,

Io ho un amico che tifa per la Juventus ed ha un gatto al quale, ad ogni vittoria della Juve, da un così detto “premietto” (cose da mangiare ovviamente). Comprenderete che dopo nove anni di scudetti di seguito, questo gatto sarà diventato obeso. Per fortuna ogni tanto fa dieta in occasione della Champions League.

Sapete bene che al giorno d’oggi un gatto che viene curato con “premietti” e tutta una serie di prodotti alimentari in boatta a lui dedicati da grandi chef, non avrà mai stimoli a sforzarsi per andare a cercare i topi da mangiare e pertanto anche quando il gatto ci sarà e risulterà sazio, i topi continueranno a ballare.

Pensavo a ciò riprendendo la moto, dopo tanto stare a casa, per avventurarmi per le strade delle mie due città. Adesso lungi da me dal voler parlare di politica, (come sempre rammento, diceva giustamente il mio presidente che io di politica non ne capisco nulla, avrei cambiato diversamente la sorte del mio piccolo condominio) sarei del tutto inadeguato e fuori luogo avendo per mentore e ispirazione soltanto le buche delle nostre strade e non serie e storiche appartenenze.

Mi sono convinto che dovremmo andare tutti in analisi, compreso il gatto obeso, poiché “non stiamo bene”. Cosa vedremo al risveglio della seduta terapeutica, un mondo nuovo?

Epruno che sa sognare e scrive da 20 anni ha atteso e commentato più di un quinquennio e sa benissimo con inquietudine che è questa “coda” quella più vicina alla realtà, dove “marzullisticamente” un giorno si avvia alla conclusione e un un altro si appresta ad iniziare. Sappiamo tutti che i “re”, i “veri re”, non vanno mai in guerra, se mai sono maestri della “fuga” ancor più di Bach, loro stanno sulla vetta di una collina e mandano gli eserciti a morire, per i loro scopi più assurdi, “utilizzando” chi ha guadagnato del suo e vuole difenderlo illudendosi che la guerra difenda la proprietà privata o perpetrando l’uso di coloro che sono buoni per tutte le stagioni e con la morale di un soldato di ventura e che periodicamente, al momento opportuno, ritornano a “galla” per far si che il “vero re” vinca sempre e resti tranquillamente nell’anonimato. Leggi il resto dell’ articolo »

Zio Mariano era Stabile

Carissimi

Io avevo uno Zio, in realtà fratello di mio nonno, ma lo chiamavo Zio, sordo come una campana.

Zio Mariano, questo era il suo nome, lo ricordo ancora per la sua figura autorevole, la sua coppola, la sua giacca e pantaloni di velluto, qualunque fosse stata la stagione, seduto nella sua sedia con il suo bastone a portata di mano.

I miei ricordi sono molto lontani ma ben scolpiti nella mente di un bambino che all’epoca aveva dieci anni o poco più.

Lui era di poche parole e ogni sua frase era una sentenza e con me spesso interrompeva il suo silenzio e proferendo frasi per darmi consigli, forse perché mi vedeva lì piccolo e indifeso.

Ogni qual volta chiedevo notizie alla zia, come stesse Zio Mariano, lei mi rispondeva: “stabile.”

Credetemi in quegli anni nei quali nelle scuole pubbliche si veniva messi insieme, ricchi, poveri senza distinzione di ceto sociale, ancor prima che ci si differenziasse crescendo, magari con l’iscrizione in licei privati o pubblici che avessero evidente le nostre origini e il nostro futuro già predestinato, più di una volta trovandomi a disaggio nei racconti tra bambini che ostentavano, ricchezze, nobiltà o parentele famose, io con convinzione ostentavo l’avere mio Zio Mariano al quale in vita, a Palermo, gli fosse stata dedicata una strada importante nel centro, Via Mariano Stabile.

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Cristoforo Colombo, ora ti capisco!

Carissimi

Io a Cristoforo Colombo, oggi lo capisco, soltanto oggi, era uscito da casa per andare nelle Indie e malgrado la sua volontà si trovò nelle Americhe.

Solo oggi posso immaginare la sua delusione e le discussioni con il suo entourage quando partì con la Nina, la Pinta e la Santa Maria da Palos grazie all’autorità portuale dell’epoca ed ai piccioli della regina Isabella di Castiglia unica a credere e sponsorizzare la sua impresa.

Ma dopo giorni di navigazione e cambiamenti di rotta, quando nessuno ci credeva più e lui pensava, Minchia mi pirdivi ecco che l’uomo sull’albero grido per tre volte, terra, terra, terra.

Sbarcato disse subito “eppure mi pari canusciente” e dopo essersi addentrato ed incontrato il primo nativo, si sincerò chiedendo “India?” Gli fu risposto no “America” e a quel punto dopo una imprecazione in direzione della barca “Santa Maria” e senza farsi sentire dal gesuita d’ordinanza che Isabella di Portogallo religiosissima gli aveva messo alle calcagna, grido: “stu cazzu i segnaletica ca cancia ogni giorno!

Fu lui la prima vittima delle continue sperimentazioni in campo di segnaletica e cartografia.

Per lui comandante di lungo corso era semplice il ragionamento, la terra è tonda, se parto da qua e continuo dritto, dritto alla fine sempre qua devo tornare e così facendo o vado da sinistra o vado da destra qua devo arrivare, vuoi vedere che l’india che si trova a sinistra, se vado a destra ci arrivo prima.

Tutto questo se parallelamente al suo navigare non ci fosse stato qualcuno che in continuazione sperimentava.

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Non temete, tutto dovrà avere una naturale fine

Carissimi

Come farò ad andare avanti? È questa la domanda corrente che ci facciamo quando una persona cara viene a mancare, ancor più se è un parente stretto, un familiare.

In realtà nei primi istanti, quando siamo ancora a contatto fisico con la persona, anche se questa di fatto è assente, siamo “presi dalla botta”, come si dice dalle nostre parti e passiamo da un abbraccio, ad un gesto di cordoglio e ci sorbiamo le parole più idiote e imbarazzate che il nostro prossimo proferisce perché si sente in dovere di manifestare la vicinanza, quando, ma è un mio parere, il silenzio direbbe di più di qualunque parola di prassi.

Tutto passa, passerò anche io, passeranno i miei amici, i miei nemici e tutte le persone scognite che non conosco e la vita continuerà a germogliare nuove vite, che creeranno nuove storie, con le stesse “regole” di sempre, sesso, posizione sociale, matrimonio d’amore o convenienza (ritornano ciclicamente alla moda), soldi.

I soldi saranno alla base di tutto, costituiranno una ricchezza materiale da tramandare, da farsi rubare, ma comunque sarà un valore che non potremo portare con noi (se esiste un dopo di altra natura e siete credenti in qualunque tipo di religione, anche in “Quelo”), passeremo alla memoria altrui per imprese o malefatte e la nostra foto flesciata (perché verrà scelta sempre dagli altri) campeggerà su un pezzo di marmo, se siete fortunati, sopra un epitaffio scolpito (il mio sarà di certo: “che cazzo ci guardi? Non lo vedi che le carte non passano…….più?”).

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Seduto il posto accanto

Carissimi,

Vedete questa foto? Prima chiudete gli occhi, adesso la vedete? In questo gruppo io sono quello li nella sedia accanto. Una vita piena di esperienze e di incontri ma volutamente seduto nel posto accanto.

Una vita giunta ad un punto nel quale soltanto cento anni fa pochissimi potevano permettersi ……. eppure oggi parliamo di aspettative di vita fino a novanta anni e quindi facendo due calcoli se la mente mi assiste e la sorte pure, ancor prima della salute eccoci giunti a due terzi del percorso. Due terzi trascorsi li, seduti nel posto accanto. Mi è toccato osservare e gioire per gli altri, mi è toccato portare cordoglio per le disgrazie altrui, mi è toccato accompagnare e proteggere i figli degli altri, mi è toccato rimandare il pallone in campo quando questo uscito fuori è giunto davanti la mia sedia.

Si era mia la sedia accanto a colui che vinse la lotteria, quando bastava invertire i posti, ma sono certo che anche la sorte in quel caso avrebbe invertito il vincitore. Chiariamoci, la mia non era una sedia lontana dal campo, come quella di chi decide di non interessarsi della partita e non era neanche una sedia di panchina, di chi aspetta sempre di giocare e non entra mai in campo, la mia era la sedia accanto, la sedia del conforto, la mia era la sedia dello sfogo, la mia era la sedia degli errori.

Un giorno in un editoriale scritto per una rivista mensile di un compianto amico, nel commentare un’altra rivista di un altro compianto amico (fatalità) che riportava le foto delle persone più influenti del territorio con su riportato il titolo “chi conosci” con un punto interrogativo ribaltai il quesito con “quanti ti conoscono?

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“Il Gabbiano Ntuonio”

Carissimi

Sono malato a causa di questo periodo trascorso nell’isolamento visivo e fisico, nel terrore della pandemia, mi sono presa quella che chiamano la “sindrome della capanna”.

Non sapevo neanche che esistesse, ma mi sento confortato dal fatto che esperti scienziati abbiano già codificato questa voglia di non ritornare in mezzo all’attuale prossimo elargendo a molti l’unica cosa il cui costo con l’euro non è raddoppiato, un solenne “vaffanc___”!

Ricordate una cosa, colui che da “uomo tranquillo” giunge a pronunziare un “vaffa” è sempre una persona che è arrivata alle risorse estreme è non ha nulla da perdere o come sempre accade si può permettere di pagarne le conseguenze.

Gli organizzatori della nostra vita in questo immenso casino hanno sottovalutato l’arma messaci a disposizione durante gli arresti domiciliari volontari, il tempo per pensare e chi ha conservato un briciolo di cervello, lo ha fatto!

Sappiamo tutti che lo strumento per lasciarci sudditi ai ns doveri è stato quello di tenerci sotto pressione, togliendoci il tempo per pensare, stressandoci con i ritmi e anche quando abbiamo tenuto i telefoni spenti le nostre caselle postali si sono riempite in modo abnorme di messaggi e adempimenti che scadevano “entro domani”.

Ho avuto due grandi fortune in questo periodo, mi si è azzerato il credito telefonico e non ho avuto modo di rimpinguarlo e inoltre un provvidenziale malware mi ha messo fuori uso i computer di casa.

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“Il prezzo della mediocrità. Tutto è Mediocrità!”

Carissimi,

Quante volte ci sentiamo dire: “io ho giocato in Serie A”?

Ma basta! Ancora stiamo qui a raccontare le solite storie, la gente si annoia e lo sappiamo tutti di quanto sia bassa la soglia dell’attenzione.

Chi non si è lasciato comprare, chi non si è fatto abbindolare da “visioni”, “prime visioni” e “illusioni”, chi non è stato lobotomizzato, chi non porta le zeppe nelle scarpe al solo scopo di nascondersi tra i falsi “giganti”, davanti a tanto scempio strappa i manifesti della propaganda  con la prudenza atavica di chi sa che intorno a noi c’è chi è stipendiato per trenta denari e si guadagna da vivere vendendo il prossimo o per soddisfare la propria cattiveria e decide di non rendersi complice.

Ma se così è, se coloro con il senno non sono in campo in questa “massima serie”, chi sta giocando? Dove sono i grandi campioni di una volta? Si sono ritirati? Si nascondono in tribuna? Stanno in panchina o per quieto vivere hanno deciso di tenere un basso profilo accettando di giocare in Serie C? Ma come si fa? Con quale coraggio?

Non hanno rabbia nel vedere chi attualmente indossa immeritatamente e a seguito di tanti compromessi la maglia dei campioni? A tanto giunge il “che sa da fa ppe campa”?

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